Musiche di Arvo Part
e tradizionali dei Trovatori e Trovieri XII° sec.
Testi
originali di Giorgio Algranti
Costumi: Cinzia Beneventi
Voce:
Giorgio Algranti
Danzatori: Daniela Carnevali, Matteo Corbetta, Susanna Giarola,
Piergiovanni Manca,
Erika Meanbue, Michele Merola, Chiara Torelli
Luci:
Cristina Spelti
Produzione: MMCompany, Ass.ne Progetto Danza, Comune di Quattro
Castella (RE), Comune di
S.Polo dEnza (RE), Comune di Albinea (RE), Matilde di Canossa
S.p.A.
"Lanalisi
di un personaggio storico della portata di Matilde di Canossa è
un atto di doveroso
approfondimento delle realtà politiche di maggior impatto
appartenute al millennio che si sta concludendo ma, nel
nostro specifico intento, non rappresenta il fine ultimo di questo
studio.
Le memorie scolastiche ci riportano a quelle trasognate mattine
in cui per la prima volta entravamo in
contatto con un personaggio femminile di straordinaria forza interiore,
determinazione, competenza bellica e
diplomatica che riusciva a piegare gli animi dei personaggi più
riottosi ed indomiti dello scenario politico del tempo.
Uscivamo dallaula con unimmagine di completezza di questo
personaggio che ne sarebbe divenuta cifra
caratteristica e valenza identificante. Ben sappiamo che ladolescenza
privilegia i forti contrasti e le nette linee di
demarcazione - forse per leccesso di energia che la alimenta
- ma che offusca o minimizza i chiaro-scuri, sicuramente
meno violentemente seducenti e, al tempo stesso, indispensabili
per la comprensione di una personalità. Insomma, non
bastava più, desideravamo fantasticare un po di più
intorno alla Signora di Canossa. Così, ci siamo fatti prendere
per
mano da Vito Fumagalli e dal suo Potenza e solitudine di una
donna del medioevo ed abbiamo cominciato a risalire
la corrente cogliendo le dotte indicazioni bibliografiche ed andando
a verificare sui testi la traccia umana, non solo
egemonica, di Matilde. Poco a poco ci siamo ritrovati a contatto
con la negazione che ha contraddistinto la Sua vita
e realtà di donna, la vocazione, il fine originario che,
già giovanissima, la spingeva verso la cura dello spirito
ben più
che in direzione della Cosa Pubblica. Ci siamo chiesti dove fosse
finita la Matilde che voleva essere consacrata a Dio
e che invece si è trovata nella condizione di grande successo
esteriore ma così fuorviante per gli obiettivi interiori.
Che
fine fece la Sua essenza di donna e madre, doppiamente negata dagli
eventi che la travolsero ma da cui riuscì a non
farsi dominare? Gioco forza addentrarsi nel mondo affascinante -
e non sempre attendibile - delle congetture degli
eminenti e celebratissimi autori che hanno subito, nel corso dei
secoli, linfatuazione che condividiamo nei riguardi di
questo personaggio. Non è certo mancato limpegno di
ricostruire gli elementi che maggiormente hanno caratterizzato
quel periodo storico per riuscire ad individuare, attraverso la
griglia storico-culturale, gli spazi di movimento del
personaggio nellambito privato e personale. Ed eccoci qua
con la (ci si passi lespressione) nostra Matilde,
sanguigna per quanto volta allo spirito, stratega per quanto incline
alla contemplazione estatica del creato e
sicuramente diplomatica in virtù della propria dote di raffinata
psicologa. Ne parliamo con il linguaggio che sentiamo
a noi più vicino e consono, lespressione corporea ed
in scena, cercando di portare in primo piano quegli aspetti intimi
della Sua vita insieme a quelli eclatanti del Suo operato pubblico.
Questa scelta di codice espressivo non ha certo
lesattezza delle cronache storiche pervenute ma è,
e rimane, la nostra interpretazione di quei chiaro-scuri che la
danza offre nella ricezione del messaggio ai vari livelli di fruizione
degli spettatori. Un invito a cogliere o a ricercare
anche quei piccoli ma determinanti aspetti psicologici che dominano
la vita di tutti.
Matilde ci appare come il vento carezzevole o
impetuoso, foriero di cambiamenti come di distruzione che
alimenta le fiamme dellincendio delle dinamiche di potere
così come si fa portatore di quelle nuvole che con la
pioggia son destinate ad estinguere il più piccolo focolaio.
Grande il respiro, nessun confine, da brezza ad uragano
Matilde sovrasta e domina un regno enorme con la triste consapevolezza
di doversi occupare della terra pur essendo, per sua natura, più
vicina al cielo."
G.A. e M.M
ALLA
TERRA E NON AL CIELO
Abbiamo tolto
Matilde dagli altari, sui quali laveva posta una chiesa interessata
alla sua eredità terrena; labbiamo
fatta scendere dai piedistalli dei monumenti che le aveva innalzato
la grande Storia dei potenti; ne abbiamo sviscerato
il mito nelle sue mille sfaccettature, ma non abbiamo minimamente
intaccato la suggestione ed il potere evocativo che
il suo nome porta con se. Non più santa, non eroina guerriera,
Matilde, spoglia dagli orpelli del mito, resta una
persona viva, ancora presente con la sua vicenda terrena che lha
voluta suo malgrado protagonista, combattendo
laddove ella aspirava alla solitudine, vincitrice di battaglie,
ma sconfitta dalla storia.
Due volte mogli sfortunata e derisa, conobbe i mala gaudia
carnis (le cattive gioie della carne), come scrisse
il
Vescovo Rangerio, e insieme la tragedia di una figlia morta in fasce.
Capace di resistere ad Enrico IV sul campo di
battaglia, vide piano piano sfaldarsi il grande dominio ereditato
dal padre: limpero dichiararla traditrice, le città
abbandonarla, i grandi vassalli voltarle le spalle, il papato guardare
altrove lanciandosi nella grande impresa
doltremare, la crociata.
Ma se il mondo
la deludeva, se la storia vedeva frustrate le sue battaglie, e superate
- sempre il tempo che passa crea
lontananze che fanno vedere le cose con altri occhi, e fa spesso
avvertire linanità di tanti agoni - , non labbandonava
la fede in Dio ed in essa trovò il conforto ed il senso di
una vita travagliata. E la divinità sembrò quasi ricambiarla,
se
si pensa che la sua morte avvenne, nella notte del 24 luglio 1115
alla vigilia della festa di S.Giacomo, lo stesso santo
del pellegrinaggio compostellano, al quale Matilde aveva dedicato
la cappella fatta costruire di fronte alla camera
dove ella giaceva ormai da diversi mesi ammalata. Coincidenze, forse;
ma quanto suggestive!
E anche sulla
base di queste suggestioni che la vasta produzione artistica di
Matilde, che annovera capolavori della
pittura, della letteratura e della musica si arricchisce oggi di
unaltra perla, con la danza: unarte un tempo minore
e
troppo evanescente per poter lasciare tracce, ma profonda ed immediata
al tempo stesso, capace di trasmettere con i
movimenti, la gestualità, i linguaggi dei corpi, sentimenti
ed idee: in questo caso di far rivivere non in modo
descrittivo o narrativo, ma con la forza dellevocazione una
persona, Matilde, ancora oggi nostra contemporanea:
Alla terra e non al cielo.
Prof.Paolo Golinelli
Ricercatore di Storia Medioevale presso
lUniversità degli studi di Verona
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